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La Battaglia Per Vilnius - ItaLietuva Forum

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La Battaglia Per Vilnius


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Parašė 29 sausio 2010 - 21:40

Tratto da Controstoria.it ANTECEDENTI.
La dissoluzione dell’Impero russo alla fine della prima guerra mondiale, portò alla nascita ed alla indipendenza di nuove nazioni come la Lituania e la Polonia. Proprio questi due paesi si contesero fin dalla loro costituzione il territorio di Vilnius ed i suoi dintorni. La città era sempre stata la capitale storica della Lituania, fin dai tempi dell’omonimo Granducato(1), ma la Polonia rivendicava da parte sua la presenza massiccia di polacchi nella regione e nella stessa città.
Nel novembre del 1918, dopo il ritiro delle truppe tedesche da Vilnius, i bolscevichi entrarono nella città, ma furono subito dopo cacciati dagli stessi lituani. Nel 1919, in conseguenza dell’inizio della guerra russo-polacca, la maggior parte del territorio lituano fu nuovamente occupata dall’Armata Rossa, che riuscì a sconfiggere le unità di autodifesa polacche e lituane. La successiva controffensiva polacca ricacciò nuovamente i bolscevichi, ma nello stesso tempo portò il lituani ad allearsi proprio con Mosca, per riottenere il territorio di Vilnius. Infatti con il trattato di pace tra la Lituania e la Russia sovietica firmato il 12 luglio 1920 (Pace di Mosca), il territorio di Vilnius tornò ufficialmente alla Lituania.

I polacchi naturalmente si opposero fermamente a questo nuovo arbitrato, tuttavia grazie all’intervento della Società delle Nazioni, il 7 ottobre 1920, venne firmato il trattato di Suvalkai, con il quale il territorio di Vilnius rimase alla Lituania. Malgrado il trattato, i contrasti continuarono: solo due giorni dopo la sua firma, il generale polacco Lucjan Zeligowski, autorizzato dal maresciallo Jozef Pilsudski, organizzò una ribellione nei territori contesi e guidò forze polacche in Lituania, occupando Vilnius. La capitale della Lituania venne spostata temporaneamente a Kaunas.La nuova controffensiva lituana venne bloccata dalla Società delle Nazioni, desiderosa di risolvere la situazione con mezzi diplomatici. Il 20 febbraio 1922 l’assemblea regionale di Vilnius votò per l’annessione alla Polonia. Successivamente anche la conferenza degli Ambasciatori riconobbe i confini esistenti nel 1923, lasciando Vilnius alla Polonia, con grande disappunto dei lituani.

Negli anni successivi la tensione tra i due paesi continuò, con i lituani che non intendevano rinunciare alla loro capitale ed i polacchi che insistevano che la città era abitata prevalentemente da loro connazionali. Intanto in Lituania, dopo una serie di governi conservatori, il 17 dicembre 1926, si verificò un colpo di stato organizzato dai militari, che portò al potere il partito più conservatore, l’Unione Nazionale Lituana. Nel maggio 1927 fu eletto presidente Antanas Smetona, con Augustinas Voldemaras, leader del movimento di estrema destra ‘lupi d’acciaio’, come primo ministro. Voldemaras fu rimosso dal suo incarico nel settembre del ‘29. Il suo movimento fu dichiarato illegale nel 1930, ma continuò la sua attività in segreto. Nel 1934 i suoi membri tentarono un colpo di stato contro Smetona, ma invano: Voldemaras fu arrestato e rilasciato solo nel 1938. I suoi seguaci, collaborarono attivamente negli anni successivi con le forze di occupazione tedesca.

L’INCIDENTE DI TRASNINKAI.

L’11 marzo 1938 si verificò un incidente di frontiera nei pressi del villaggio di Trasninkai, che vide coinvolte unità della polizia di frontiera lituana e la guardia di frontiera polacca. Un soldato polacco rimase ucciso nell’incidente. La radio ed i giornali polacchi fomentarono i sentimenti anti-lituani nel paese. Il 13 marzo, il governo polacco emise un comunicato ufficiale accusando la Lituania di aperta provocazione. La Lituania, attraverso il suo Presidente Smetona, propose una commissione bilaterale per investigare sull’incidente, ma i polacchi rifiutarono la proposta chiedendo ai lituani di rinunciare definitivamente alle loro richieste su Vilnius. Alla fine, tra i due paesi venne firmato un accordo, dove vennero regolati i rapporti sulle frontiere, sulle linee dei trasporti, le comunicazioni postali, ecc.

Nelle elezioni del 1938, il partito nazionalsocialista lituano, ideologicamente vicino a quello tedesco, ottenne la maggioranza. Come primo atto negoziò il ritorno di Memel (Klaipeda) alla Germania. Nel marzo del 1939, Memel ed il suo territorio ritornarono ufficialmente alla Germania. Il 23 agosto 1939, Germania e Unione Sovietica firmarono il patto di non aggressione, con un protocollo segreto che stabiliva le sfere di influenza dei due paesi nel Baltico: la Lettonia, l’Estonia, la Polonia orientale e la Finlandia, rientravano nella sfera d’influenza sovietica, la Lituania e la Polonia occidentale in quella tedesca.

La notizia del patto Ribbentrop-Molotov fu accolta con stupore dai lituani. Il 1° settembre 1939 i tedeschi invasero la Polonia. Due giorni dopo, il Ministro degli esteri tedesco Ribbentrop incontrò il Presidente Smetona. Durante l’incontro Ribbentrop fece un’offerta ai lituani: se si fossero alleati con la Germania nell’attacco contro la Polonia, i lituani avrebbero riottenuto la regione di Vilnius e di Suvalkai.

Per assistere l’esercito lituano nella riconquista di questi territori, reparti tedeschi sarebbero stati messi a disposizione dell’Alto Comando lituano. Il Presidente Smetona si mostrò naturalmente interessato, ma chiese tempo per prendere una decisione e per consultare i suoi ministri. Il dibattito durò alcuni giorni e mentre il governo decideva sul da farsi, in tutto il paese furono organizzate manifestazioni inneggianti all’alleanza con la Germania. Tuttavia l’impasse continuò, malgrado la consapevolezza che se i sovietici avessero invaso la Polonia da oriente, le speranze di riottenere Vilnius potevano essere abbandonate.

L’INVASIONE LITUANA DELLA POLONIA.

All’alba del 17 settembre 1939, nei pressi del villaggio di Klėriškės, i soldati lituani agli ordini del tenente Artūras Januševičius erano a guardia della locale stazione di frontiera, situata a circa 500 metri dal villaggio. Verso le tre, iniziarono ad udire rumori di truppe in avvicinamento, per cui la polizia di frontiera venne allertata. Si trattava di soldati polacchi che stavano tentando di attraversare la frontiera con la Lituania per sfuggire ai tedeschi. Il loro gesto fu però visto come una vera e propria invasione, per cui, all’intimazione dell’alt da parte delle guardie lituane ne scaturì uno scontro a fuoco, la cui dinamica ancora oggi rimane un mistero, che fece registrare la morte di alcuni soldati polacchi. In base a quali fonti vengono infatti consultate, si passa dall’uccisione accidentale di alcuni soldati polacchi al massacro deliberato di soldati polacchi da parte dei lituani.

Alle otto del 17 settembre la notizia si diffuse in tutto il paese. Furono quindi inscenate manifestazioni nelle principali città lituane per protestare contro la nuova ‘provocazione’ polacca, chiedendo all’esercito di marciare su Vilnius. La notizia giunse anche in Germania e Ribbentrop si affrettò ad inviare un telegramma a Smetona per manifestare la sua solidarietà al popolo lituano. Il Presidente lituano inviò a sua volta un telegramma a Ribbentrop, dichiarando che la Lituania era al fianco della Germania sulla questione polacca. Partì subito dopo un ultimatum al governo polacco attraverso l’ambasciata a Kaunas, in cui si richiedeva il ritorno di tutti i territori polacchi sottratti ai lituani nel 1920, altrimenti sarebbero stati ripresi con la forza con l’aiuto delle forze armate tedesche. Non ricevendo alcuna risposta, Smetona ordinò l’invasione per il giorno dopo.

LE FORZE IN CAMPO.

Il 19 settembre, il Comandante in capo delle forze armate lituane, il Generale Stasys Raštikis, impegnò per la riconquista di Vilnius, tre divisioni di fanteria, una brigata di cavalleria ed un gruppo corazzato(2). Il piano di attacco era il seguente: a nord, la 2a Divisione di Fanteria (Generale Stasys Pundzevičius) e la Brigata di Cavalleria (Brigadiere Kazys Tallat-Kelpsa), dovevano muovere da Širvintos e marciare verso Vilnius.

A sud, la 1a Divisione di Fanteria (Generale Vincas Vitkauskas) ed il Gruppo corazzato (Col. Babickas), ai quali si unirono successivamente anche elementi del Gruppo tedesco Brandt (Generalmajor Georg Brandt), dovevano invece marciare su Vilnius da sud. La forza aerea lituana (comprendente caccia Gloster Gladiator MK I, Dewoitine D-501L e Fiat CR.20) e la Luftwaffe (Stukas e Me Bf-109s) fornirono appoggio alle forze terrestri, attaccando le difese polacche ed i reparti nemici. Su richiesta esplicita del governo lituano, la Luftwaffe non bombardò Vilnius. La 3a Divisione di Fanteria (Generale Zenonas Gerulaitis) rimase a guardia del confine meridionale con la Polonia di fronte alla regione di Suvalki.

LA GUARNIGIONE DI VILNIUS.

La città di Wilno (Vilnius in polacco) prima del settembre del ‘39, era difesa da un discreto numero di reparti polacchi, reparti che furono via via trasferiti in altre zone del fronte maggiormente minacciate, lasciando nella città solo 14.000 tra soldati e volontari della milizia, dei quali solo 6.500 armati. Poco prima che i lituani invadessero il territorio di Vilnius, le forze polacche furono organizzate in circa dieci battaglioni di fanteria, con una quindicina di pezzi di artiglieria leggeri e 5 pezzi antiaerei. Come altre armi pesanti c’erano solo una quarantina di mitragliatrici.

L’INIZIO DELL’INVASIONE.

Alle 7.40 del 19 settembre, proprio mentre i sovietici si stavano preparando ad attaccare Vilnius, le forze lituane attraversarono al frontiera con la Polonia. I soldati polacchi furono colti di sorpresa e non ci furono scontri di rilievo. Molti furono i prigionieri. Verso le dieci del mattino, l’Alto Comando lituano riportò la perdita di 5 soldati e 31 feriti, principalmente a causa del fuoco dell’artiglieria e dei cecchini polacchi. Alle 11.00, Hitler espresse il suo appoggio al governo lituano, mentre Ribbentrop immediatamente promise di inviare elementi del Gruppe Brandt, l’unità responsabile di coprire il fianco sinistro del Gruppo Armate Nord, ed il I./Pz.Rgt.10, in appoggio alle forze lituane.

Malgrado le pressioni di Hitler e Smetona, Stalin non rispettò i patti, ordinando al generale Kovalyov, comandante del Fronte bielorusso, di conquistare Vilnius. A causa di problemi logistici e soprattutto a causa della sopravvalutazione delle difese polacche, i sovietici giunsero in prossimità della città solo nella giornata del 20. L’avanzata dei lituani fu invece rapida e già nella tarda serata del 19 erano state taglate tutte le linee dei rifornimenti dei polacchi. Dopo aver tentato invano di contrattaccare le forze tedesche e lituane, i polacchi furono costretti a ritirarsi.

Nello stesso tempo, la marcia dei reparti sovietici continuò ad essere ostacolata dall’azione dei volontari lituani, tramite l’ostruzione di strade e la distruzione dei ponti. In alcuni villaggi i sovietici restarono bloccati per ore. Tutto questo giocò a vantaggio dei lituani. Il 20 settembre, intorno alle 13.00, il comandante della guarnigione polacca di Vilnius, Colonello Okulicz-Kozaryn, venne informato circa l’avvicinarsi delle forze tedesco-lituane da sud e da nord e forze corazzate sovietiche da est. Considerato che una ritirata fosse ormai impossibile, il Colonello ordinò ai suoi uomini di difendere la città fino all’ultimo, inviando i suoi reparti con maggiore esperienza contro i sovietici.

Come era prevedibile, non mancarono incidenti tra sovietici e lituani: uno scontro a fuoco si verificò nel villaggio di Nowosiółki, quando i sovietici attraversarono il fiume per tentare di attaccare la città da nord e contemporaneamente i lituani stavano tentando di tagliare la ritirata ai reparti polacchi. I sovietici aprirono il fuoco contro i lituani senza pensarci due volte, costringendoli a ritirarsi verso Fabjaniszki. La 1a divisione ordinò ai carri ed all’artiglieria anticarro di prendere posizione intorno allo stesso villaggio di Fabjaniszki per fermare i sovietici ed attaccare a sud del villaggio di Snipiszki.

Un altro incidente si verificò a Krapiwnica, quando i reparti di cavalleria lituana in avvicinamento alla città da sud, si scontrarono con i carri sovietici e costretti a ritirarsi dopo aver subito gravi perdite. Solo dopo l’intervento del gruppo corazzato tedesco i sovietici ripiegarono. Mentre si verificavano tutta questa serie di incidenti sul campo di battaglia, le proteste ‘diplomatiche’ di Lituania e Germania continuarono fino a quando Stalin si convinse a rispettare i patti sottoscritti e a riconoscere il dirittto dei lituani a riottenere Vilnius. Questo però non impedì alle forze sovietiche di attaccare per prime Vilnius, venendo però respinte.

Anche il primo attacco delle forze lituane alla città, in quello stesso 20 settembre, venne respinto dai polacchi. Intervenne subito dopo il Gruppo corazzato tedesco, completando l’accerchiamento della città. I sovietici da parte loro, avevano preso il controllo dell’aereoporto e conquistato il cimitero di Rasos.

Al mattino del 21 settembre, dopo un ennessimo attacco le forze tedesche e lituane riuscirono a conquistare gran parte della città: i difensori polacchi tentarono di opporsi con tutti i mezzi a loro disposizione fino all’ultimo. 212 soldati polacchi insieme al loro comandante, il Colonello Okulicz-Kozaryn, si arresero alla fine alle forze lituane. Il 23 settembre, venne firmato l’atto ufficiale di capitolazione di fronte al comandante in capo delle forze lituane, il Generale Stasys Raštikis ed al comandante della 1a divisione lituana, il Generale Vincas Vitkauskas. Il Colonello polacco chiese di poter restare in Lituania, piuttosto che essere trasferito in Russia o in Germania.

Il 6 ottobre, il governo ed il Parlamento lituano iniziarono a trasferirsi da Kaunas a Vilnius. Hitler, soddisfatto della partecipazione militare lituana alla campagna polacca, mantenne la sua parola ed autorizzò l’annessione lituana della regione di Vilnius e della regione di Suvalkai. L’annessione di queste due regioni venne confermata dal Parlamento lituano con la risoluzione del 15 ottobre 1939.

Malgrado il successo militare, ottenuto con il decisivo appoggio dei tedeschi, l’esercito lituano si dimostrò completamente inadatto alla guerra moderna e soprattutto ad operazioni militari su vasta scala. Le perdite lituane ufficiali per la riconquista di Vilnius, furono di 81 morti e 348 feriti.

NOTE.

(1) Il Granducato di Lituania fu uno stato dell’Europa orientale, costituito tra i secoli XII e XVIII, creato dai lituani pagani del Baltico durante la seconda metà del XII secolo. Nel periodo di massima espansione, nel XV secolo, giunse a comprendere gli attuali paesi della Lituania, Bielorussia, Ucraina, Transnistria e parti della Polonia e della Russia.

(2) Il Gruppo corazzato lituano (Šarvuočių rinktinė) comprendeva una unità di comando, tre compagnie carri ed una autoblindo. La prima compagnia carri era equipaggiata con 12 Renault FT-17, la seconda e la terza con 16 Vickers M1933 ciascuna. La compagnia autoblindo era equipaggiata con 6 Landsverk L-181.


#2 Vito61

    Vito61

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Parašė 13 sausio 2011 - 17:53

Girando in rete ho trovato questo bel video di 53 minuti dal titolo "L'affondamento del blocco dell'Est" che si occupa proprio della Lituania, ripercorrendo i drammatici eventi che portarono all'indipendenza attraverso video e interviste inedite. La produzione come al solito è straniera, franco/tedesca per la precisione, ma ho pensato di postarlo ugualmente vista la bellezza e la forza delle immagini.
Per visualizzare il video: http://www.megavideo.com/?d=HSX1PFXU

PS.
Il video è scaricabile al seguente link (385MB):
http://www.megaupload.com/?d=HSX1PFXU


#3 fabricijus

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Parašė 14 sausio 2011 - 01:06

Ottimo articolo.
Complimenti.


#4 biancand

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Parašė 14 sausio 2011 - 11:34

Condivido il pensiero di fabricijus,
buon articolo e gradevole video! :)


#5 maggi

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Parašė 18 sausio 2011 - 19:54

Rodyti pranešimąSigmundflower, Jan 29 2010, 19:40, pasakė:

Tratto da Controstoria.it ANTECEDENTI.
La dissoluzione dell’Impero russo alla fine della prima guerra mondiale, portò alla nascita ed alla indipendenza di nuove nazioni come la Lituania e la Polonia. Proprio questi due paesi si contesero fin dalla loro costituzione il territorio di Vilnius ed i suoi dintorni. La città era sempre stata la capitale storica della Lituania, fin dai tempi dell’omonimo Granducato(1), ma la Polonia rivendicava da parte sua la presenza massiccia di polacchi nella regione e nella stessa città.
Nel novembre del 1918, dopo il ritiro delle truppe tedesche da Vilnius, i bolscevichi entrarono nella città, ma furono subito dopo cacciati dagli stessi lituani. Nel 1919, in conseguenza dell’inizio della guerra russo-polacca, la maggior parte del territorio lituano fu nuovamente occupata dall’Armata Rossa, che riuscì a sconfiggere le unità di autodifesa polacche e lituane. La successiva controffensiva polacca ricacciò nuovamente i bolscevichi, ma nello stesso tempo portò il lituani ad allearsi proprio con Mosca, per riottenere il territorio di Vilnius. Infatti con il trattato di pace tra la Lituania e la Russia sovietica firmato il 12 luglio 1920 (Pace di Mosca), il territorio di Vilnius tornò ufficialmente alla Lituania.

I polacchi naturalmente si opposero fermamente a questo nuovo arbitrato, tuttavia grazie all’intervento della Società delle Nazioni, il 7 ottobre 1920, venne firmato il trattato di Suvalkai, con il quale il territorio di Vilnius rimase alla Lituania. Malgrado il trattato, i contrasti continuarono: solo due giorni dopo la sua firma, il generale polacco Lucjan Zeligowski, autorizzato dal maresciallo Jozef Pilsudski, organizzò una ribellione nei territori contesi e guidò forze polacche in Lituania, occupando Vilnius. La capitale della Lituania venne spostata temporaneamente a Kaunas.La nuova controffensiva lituana venne bloccata dalla Società delle Nazioni, desiderosa di risolvere la situazione con mezzi diplomatici. Il 20 febbraio 1922 l’assemblea regionale di Vilnius votò per l’annessione alla Polonia. Successivamente anche la conferenza degli Ambasciatori riconobbe i confini esistenti nel 1923, lasciando Vilnius alla Polonia, con grande disappunto dei lituani.

Negli anni successivi la tensione tra i due paesi continuò, con i lituani che non intendevano rinunciare alla loro capitale ed i polacchi che insistevano che la città era abitata prevalentemente da loro connazionali. Intanto in Lituania, dopo una serie di governi conservatori, il 17 dicembre 1926, si verificò un colpo di stato organizzato dai militari, che portò al potere il partito più conservatore, l’Unione Nazionale Lituana. Nel maggio 1927 fu eletto presidente Antanas Smetona, con Augustinas Voldemaras, leader del movimento di estrema destra ‘lupi d’acciaio’, come primo ministro. Voldemaras fu rimosso dal suo incarico nel settembre del ‘29. Il suo movimento fu dichiarato illegale nel 1930, ma continuò la sua attività in segreto. Nel 1934 i suoi membri tentarono un colpo di stato contro Smetona, ma invano: Voldemaras fu arrestato e rilasciato solo nel 1938. I suoi seguaci, collaborarono attivamente negli anni successivi con le forze di occupazione tedesca.

L’INCIDENTE DI TRASNINKAI.

L’11 marzo 1938 si verificò un incidente di frontiera nei pressi del villaggio di Trasninkai, che vide coinvolte unità della polizia di frontiera lituana e la guardia di frontiera polacca. Un soldato polacco rimase ucciso nell’incidente. La radio ed i giornali polacchi fomentarono i sentimenti anti-lituani nel paese. Il 13 marzo, il governo polacco emise un comunicato ufficiale accusando la Lituania di aperta provocazione. La Lituania, attraverso il suo Presidente Smetona, propose una commissione bilaterale per investigare sull’incidente, ma i polacchi rifiutarono la proposta chiedendo ai lituani di rinunciare definitivamente alle loro richieste su Vilnius. Alla fine, tra i due paesi venne firmato un accordo, dove vennero regolati i rapporti sulle frontiere, sulle linee dei trasporti, le comunicazioni postali, ecc.

Nelle elezioni del 1938, il partito nazionalsocialista lituano, ideologicamente vicino a quello tedesco, ottenne la maggioranza. Come primo atto negoziò il ritorno di Memel (Klaipeda) alla Germania. Nel marzo del 1939, Memel ed il suo territorio ritornarono ufficialmente alla Germania. Il 23 agosto 1939, Germania e Unione Sovietica firmarono il patto di non aggressione, con un protocollo segreto che stabiliva le sfere di influenza dei due paesi nel Baltico: la Lettonia, l’Estonia, la Polonia orientale e la Finlandia, rientravano nella sfera d’influenza sovietica, la Lituania e la Polonia occidentale in quella tedesca.

La notizia del patto Ribbentrop-Molotov fu accolta con stupore dai lituani. Il 1° settembre 1939 i tedeschi invasero la Polonia. Due giorni dopo, il Ministro degli esteri tedesco Ribbentrop incontrò il Presidente Smetona. Durante l’incontro Ribbentrop fece un’offerta ai lituani: se si fossero alleati con la Germania nell’attacco contro la Polonia, i lituani avrebbero riottenuto la regione di Vilnius e di Suvalkai.

Per assistere l’esercito lituano nella riconquista di questi territori, reparti tedeschi sarebbero stati messi a disposizione dell’Alto Comando lituano. Il Presidente Smetona si mostrò naturalmente interessato, ma chiese tempo per prendere una decisione e per consultare i suoi ministri. Il dibattito durò alcuni giorni e mentre il governo decideva sul da farsi, in tutto il paese furono organizzate manifestazioni inneggianti all’alleanza con la Germania. Tuttavia l’impasse continuò, malgrado la consapevolezza che se i sovietici avessero invaso la Polonia da oriente, le speranze di riottenere Vilnius potevano essere abbandonate.

L’INVASIONE LITUANA DELLA POLONIA.

All’alba del 17 settembre 1939, nei pressi del villaggio di Klėriškės, i soldati lituani agli ordini del tenente Artūras Januševičius erano a guardia della locale stazione di frontiera, situata a circa 500 metri dal villaggio. Verso le tre, iniziarono ad udire rumori di truppe in avvicinamento, per cui la polizia di frontiera venne allertata. Si trattava di soldati polacchi che stavano tentando di attraversare la frontiera con la Lituania per sfuggire ai tedeschi. Il loro gesto fu però visto come una vera e propria invasione, per cui, all’intimazione dell’alt da parte delle guardie lituane ne scaturì uno scontro a fuoco, la cui dinamica ancora oggi rimane un mistero, che fece registrare la morte di alcuni soldati polacchi. In base a quali fonti vengono infatti consultate, si passa dall’uccisione accidentale di alcuni soldati polacchi al massacro deliberato di soldati polacchi da parte dei lituani.

Alle otto del 17 settembre la notizia si diffuse in tutto il paese. Furono quindi inscenate manifestazioni nelle principali città lituane per protestare contro la nuova ‘provocazione’ polacca, chiedendo all’esercito di marciare su Vilnius. La notizia giunse anche in Germania e Ribbentrop si affrettò ad inviare un telegramma a Smetona per manifestare la sua solidarietà al popolo lituano. Il Presidente lituano inviò a sua volta un telegramma a Ribbentrop, dichiarando che la Lituania era al fianco della Germania sulla questione polacca. Partì subito dopo un ultimatum al governo polacco attraverso l’ambasciata a Kaunas, in cui si richiedeva il ritorno di tutti i territori polacchi sottratti ai lituani nel 1920, altrimenti sarebbero stati ripresi con la forza con l’aiuto delle forze armate tedesche. Non ricevendo alcuna risposta, Smetona ordinò l’invasione per il giorno dopo.

LE FORZE IN CAMPO.

Il 19 settembre, il Comandante in capo delle forze armate lituane, il Generale Stasys Raštikis, impegnò per la riconquista di Vilnius, tre divisioni di fanteria, una brigata di cavalleria ed un gruppo corazzato(2). Il piano di attacco era il seguente: a nord, la 2a Divisione di Fanteria (Generale Stasys Pundzevičius) e la Brigata di Cavalleria (Brigadiere Kazys Tallat-Kelpsa), dovevano muovere da Širvintos e marciare verso Vilnius.

A sud, la 1a Divisione di Fanteria (Generale Vincas Vitkauskas) ed il Gruppo corazzato (Col. Babickas), ai quali si unirono successivamente anche elementi del Gruppo tedesco Brandt (Generalmajor Georg Brandt), dovevano invece marciare su Vilnius da sud. La forza aerea lituana (comprendente caccia Gloster Gladiator MK I, Dewoitine D-501L e Fiat CR.20) e la Luftwaffe (Stukas e Me Bf-109s) fornirono appoggio alle forze terrestri, attaccando le difese polacche ed i reparti nemici. Su richiesta esplicita del governo lituano, la Luftwaffe non bombardò Vilnius. La 3a Divisione di Fanteria (Generale Zenonas Gerulaitis) rimase a guardia del confine meridionale con la Polonia di fronte alla regione di Suvalki.

LA GUARNIGIONE DI VILNIUS.

La città di Wilno (Vilnius in polacco) prima del settembre del ‘39, era difesa da un discreto numero di reparti polacchi, reparti che furono via via trasferiti in altre zone del fronte maggiormente minacciate, lasciando nella città solo 14.000 tra soldati e volontari della milizia, dei quali solo 6.500 armati. Poco prima che i lituani invadessero il territorio di Vilnius, le forze polacche furono organizzate in circa dieci battaglioni di fanteria, con una quindicina di pezzi di artiglieria leggeri e 5 pezzi antiaerei. Come altre armi pesanti c’erano solo una quarantina di mitragliatrici.

L’INIZIO DELL’INVASIONE.

Alle 7.40 del 19 settembre, proprio mentre i sovietici si stavano preparando ad attaccare Vilnius, le forze lituane attraversarono al frontiera con la Polonia. I soldati polacchi furono colti di sorpresa e non ci furono scontri di rilievo. Molti furono i prigionieri. Verso le dieci del mattino, l’Alto Comando lituano riportò la perdita di 5 soldati e 31 feriti, principalmente a causa del fuoco dell’artiglieria e dei cecchini polacchi. Alle 11.00, Hitler espresse il suo appoggio al governo lituano, mentre Ribbentrop immediatamente promise di inviare elementi del Gruppe Brandt, l’unità responsabile di coprire il fianco sinistro del Gruppo Armate Nord, ed il I./Pz.Rgt.10, in appoggio alle forze lituane.

Malgrado le pressioni di Hitler e Smetona, Stalin non rispettò i patti, ordinando al generale Kovalyov, comandante del Fronte bielorusso, di conquistare Vilnius. A causa di problemi logistici e soprattutto a causa della sopravvalutazione delle difese polacche, i sovietici giunsero in prossimità della città solo nella giornata del 20. L’avanzata dei lituani fu invece rapida e già nella tarda serata del 19 erano state taglate tutte le linee dei rifornimenti dei polacchi. Dopo aver tentato invano di contrattaccare le forze tedesche e lituane, i polacchi furono costretti a ritirarsi.

Nello stesso tempo, la marcia dei reparti sovietici continuò ad essere ostacolata dall’azione dei volontari lituani, tramite l’ostruzione di strade e la distruzione dei ponti. In alcuni villaggi i sovietici restarono bloccati per ore. Tutto questo giocò a vantaggio dei lituani. Il 20 settembre, intorno alle 13.00, il comandante della guarnigione polacca di Vilnius, Colonello Okulicz-Kozaryn, venne informato circa l’avvicinarsi delle forze tedesco-lituane da sud e da nord e forze corazzate sovietiche da est. Considerato che una ritirata fosse ormai impossibile, il Colonello ordinò ai suoi uomini di difendere la città fino all’ultimo, inviando i suoi reparti con maggiore esperienza contro i sovietici.

Come era prevedibile, non mancarono incidenti tra sovietici e lituani: uno scontro a fuoco si verificò nel villaggio di Nowosiółki, quando i sovietici attraversarono il fiume per tentare di attaccare la città da nord e contemporaneamente i lituani stavano tentando di tagliare la ritirata ai reparti polacchi. I sovietici aprirono il fuoco contro i lituani senza pensarci due volte, costringendoli a ritirarsi verso Fabjaniszki. La 1a divisione ordinò ai carri ed all’artiglieria anticarro di prendere posizione intorno allo stesso villaggio di Fabjaniszki per fermare i sovietici ed attaccare a sud del villaggio di Snipiszki.

Un altro incidente si verificò a Krapiwnica, quando i reparti di cavalleria lituana in avvicinamento alla città da sud, si scontrarono con i carri sovietici e costretti a ritirarsi dopo aver subito gravi perdite. Solo dopo l’intervento del gruppo corazzato tedesco i sovietici ripiegarono. Mentre si verificavano tutta questa serie di incidenti sul campo di battaglia, le proteste ‘diplomatiche’ di Lituania e Germania continuarono fino a quando Stalin si convinse a rispettare i patti sottoscritti e a riconoscere il dirittto dei lituani a riottenere Vilnius. Questo però non impedì alle forze sovietiche di attaccare per prime Vilnius, venendo però respinte.

Anche il primo attacco delle forze lituane alla città, in quello stesso 20 settembre, venne respinto dai polacchi. Intervenne subito dopo il Gruppo corazzato tedesco, completando l’accerchiamento della città. I sovietici da parte loro, avevano preso il controllo dell’aereoporto e conquistato il cimitero di Rasos.

Al mattino del 21 settembre, dopo un ennessimo attacco le forze tedesche e lituane riuscirono a conquistare gran parte della città: i difensori polacchi tentarono di opporsi con tutti i mezzi a loro disposizione fino all’ultimo. 212 soldati polacchi insieme al loro comandante, il Colonello Okulicz-Kozaryn, si arresero alla fine alle forze lituane. Il 23 settembre, venne firmato l’atto ufficiale di capitolazione di fronte al comandante in capo delle forze lituane, il Generale Stasys Raštikis ed al comandante della 1a divisione lituana, il Generale Vincas Vitkauskas. Il Colonello polacco chiese di poter restare in Lituania, piuttosto che essere trasferito in Russia o in Germania.

Il 6 ottobre, il governo ed il Parlamento lituano iniziarono a trasferirsi da Kaunas a Vilnius. Hitler, soddisfatto della partecipazione militare lituana alla campagna polacca, mantenne la sua parola ed autorizzò l’annessione lituana della regione di Vilnius e della regione di Suvalkai. L’annessione di queste due regioni venne confermata dal Parlamento lituano con la risoluzione del 15 ottobre 1939.

Malgrado il successo militare, ottenuto con il decisivo appoggio dei tedeschi, l’esercito lituano si dimostrò completamente inadatto alla guerra moderna e soprattutto ad operazioni militari su vasta scala. Le perdite lituane ufficiali per la riconquista di Vilnius, furono di 81 morti e 348 feriti.

NOTE.

(1) Il Granducato di Lituania fu uno stato dell’Europa orientale, costituito tra i secoli XII e XVIII, creato dai lituani pagani del Baltico durante la seconda metà del XII secolo. Nel periodo di massima espansione, nel XV secolo, giunse a comprendere gli attuali paesi della Lituania, Bielorussia, Ucraina, Transnistria e parti della Polonia e della Russia.

(2) Il Gruppo corazzato lituano (Šarvuočių rinktinė) comprendeva una unità di comando, tre compagnie carri ed una autoblindo. La prima compagnia carri era equipaggiata con 12 Renault FT-17, la seconda e la terza con 16 Vickers M1933 ciascuna. La compagnia autoblindo era equipaggiata con 6 Landsverk L-181.


Tutto bene, ma hai trascurato un cenno importante:

Nel 1784 è 'stata fondata la più antica fabbrica di birra lituana.
Nei secoli a venire la birra prodotta nel birrificio Klaip, divenne popolare non solo tra le persone che vivono sulla costa, ma tra tutti i cittadini di Lituania e di Puglia. :lithuania: :italia:


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Parašė 08 vasario 2011 - 20:53

Rodyti pranešimąmaggi, Jan 18 2011, 17:54, pasakė:

Tutto bene, ma hai trascurato un cenno importante:

Nel 1784 è 'stata fondata la più antica fabbrica di birra lituana.
Nei secoli a venire la birra prodotta nel birrificio Klaip, divenne popolare non solo tra le persone che vivono sulla costa, ma tra tutti i cittadini di Lituania e di Puglia. :) ;)


Non è quello, il più vecchio birrificio :-), c'era già Gubernijos ...